Per contrastare il gioco d'azzardo di massa,
per informare su leggi e normative,
per promuovere la cultura del buon gioco

2 aprile 2015

Ecco il Manifesto delle Associazioni anti azzardo. In quattro punti

L’azzardo è un’industria e un business  che invece di creare valore lo brucia, lo consuma desertificando legami sociali e dissipando il risparmio. Esso provoca un enorme problema per un numero crescente di italiani tra i quali continua a mietere vittime. Anche quello legale, offerto dallo Stato, va perciò chiamato con il suo nome che non è “gioco” e non è “abilità”. L’azzardo è azzardo, genera crescente povertà, sofferenza. Ed è, in modo sempre più manifesto, una questione di salute pubblica, di legalità e di malessere familiare e sociale. Lo possiamo testimoniare noi, che siamo a contatto tutti giorni con le persone affette da Gap (disturbo da gioco d’azzardo) e con le famiglie a cui appartengono, con i tanti tra loro che per disperazione si rivolgono all’usura. Lo sanno gli amministratori locali, nei Comuni e nelle Regioni, che sempre più in questi anni hanno deciso di intervenire per regolare e limitare il fenomeno perché seriamente preoccupati per l’impatto sulla vita dei loro concittadini. Questo e non altro dovrebbe essere anche il punto di partenza e il primo pensiero per il Governo e il Parlamento.

In vista di future, imminenti azioni normative, riteniamo indispensabile richiamare almeno quattro interventi chiave.

  1. Occorre stabilire un divieto di pubblicità in qualunque forma e luogo (carta stampata, radio, televisione, internet, cartellonistica, sponsorizzazioni su tutti i mezzi pubblici) e il rilancio di notizie legate a “grandi vincite” sulle televisioni pubbliche. Tale divieto deve risultare totale, analogamente a quanto avviene per tabacco e superalcolici. Non ci si può limitare a stabilire “fasce” o “aree” protette perché tutti sono toccati, persone giovani (e anche giovanissime) e anziani più di ogni altro. Non si può neanche parlare  di “gioco responsabile” se i cittadini sono continuamente e fortemente sollecitati all’azzardo ogni volta che leggono il giornale, accendono il televisore o navigano su internet. La Repubblica italiana ha il diritto-dovere, di introdurre questo divieto e di impegnarsi per estenderlo a tutta la Unione Europea.
  2. Allo Stato spetta certamente il compito di dettare regole e limiti inderogabili all’azzardo. Ma agli enti locali – Comuni e Regioni – deve continuare a essere riconosciuta la possibilità di introdurre ulteriori e più forti argini alla presenza e ai tempi dell’azzardo nei territori di loro competenza per tutelare la salute psichica e fisica dei cittadini e prevenirne impoverimento e sofferenza. Sottolineamo anche come l’aumento del consumo di gioco d’azzardo ha anche provocato la dilatazione del mercato del prestito a usura.
  3. Deve essere stabilito che l’industria dell’azzardo “legale” non può continuare a esibire la foglia di fico del finanziamento delle cure dei giocatori d’azzardo patologici. È lo Stato che deve farsi seriamente e concretamente carico del problema, riconoscendo e rendendo fruibili i LEA con la presa in carico da parte dei servizi pubblici delle persone con GAP tassando secondo giustizia le aziende dell’azzardo.
  4. Bisogna imboccare con decisione la via di una gestione delle attività legate all’azzardo nell’ottica della tutela della salute pubblica, perciò Invitiamo il governo a prendere coerentemente la decisione,  di procedere immediatamente ad una moratoria di ulteriori giochi e concessioni, ponendo in secondo piano l’ottica fiscale orientata alle mere entrate che portano a espandere l’offerta.

Molti altri sarebbero gli interventi necessari per contenere il disturbo da gioco d’azzardo, aumentare le tutele per le persone più fragili (anche quelle sotto usura), rendendo l’offerta pubblica, con regole molto rigorose, entro stretti limiti socialmente e eticamente tollerabili. Si cominci però da qui: da quattro impegni che in Parlamento e nel Governo possono essere condivisi da chi è realmente schierato dalla parte dei cittadini e ricerca il bene della società italiana.

Firme: Consulta Antiusura, Associazione Movimento No Slot, Mettiamoci in Gioco, Alea, Movimento Slot Mob

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Simone Feder

No Slot

Psicologo, lavora da anni nelle strutture della comunità Casa del Giovane
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Marco Dotti

Seconda Classe

Redattore del mensile Communitas e di Vita. È docente di Professioni dell'Editoria presso l'Università di Pavia.
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Marcello Esposito

Economica*mente

Dirigente assicurativo. Dal 1990 al 2000 è stato economista presso l'Ufficio Studi della Banca Commerciale Italiana. È professore a contratto di International Financial Markets presso l'Università C.Cattaneo, Castellanza.
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